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L’Arte di “Schiap” e la Maestria di Lesage

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L’Arte di “Schiap” e la Maestria di Lesage

“Due parole per me sono vietate : Artista e Impossibile…” Elsa Schiaparelli

Nel 1934 iniziò un’importante collaborazione tra Elsaelsa Schiapparelli e la Maison Lesage .

Opere d’arte pensate dalla stilista più dadaista sono campioni di ricamo innovativi per l’uso improprio delle coquillages e crabes, nel racconto fatto di elefanti e trapezisti per la collezione del “Circo” mentre per la collezione “Cosmo” o “Zodiaco” pensò a soluzioni che rendessero immaginifico il creato ed i suoi pianeti.

Elaborò trovate inconsuete nella serie dedicata a Cocteau e al gioco della forma ambigua. Usò filo di seta ed il ricamo ad ago abbinato al tessuto a rilievo per le sue “Melodie” collezione ispirata al pentagramma e alle note.

Ogni uscita “dell’italiana era un’evento dadaista” sostengono i giornali francesi dell’epoca; con Jean Cocteau sperimentò l’ambiguità delle forme, come i due profili femminili ricamati sul dietro di un abito che per un effetto ottico suggeriscono la forma di un vaso di fiori . Nel gioco dell’ambiguo s’inserisce con prepotenza l’estro di Salvator Dalì che stimolò con le sue opere erotiche la fantasia e la trasgressione di Elsa.

Dalla Venere di Milo con cassetti del 1936 dell’artista spagnolo nasce l’idea di un cappotto con tasche cassetto. Poi l’anno seguente è l’aragosta come cornetta del telefono, simbolo fallico per Dalì, dipinta trompe-l’oeil da Schiap e ricamata dal sapiente Lesage con fili scarlatti su un abito bianco, acquistato da Wallis Simpson per il suo corredo di nozze.
Nel 1938 influenzata dal Circo Barnum e dalle parate naziste presentò nel suo spazio a Place Vandome la prima sfilata spettacolo; come scenografia, scale a pioli poggiate sulla facciata che servivano agli acrobati e trampolieri per raggiungere la parete del palazzo mentre pagliacci e ballerini entravano e uscivano dalle finestre e dalle porte . Gli abiti e gli accessori indossati su calzamaglie nere seguivano per colori e forme il tema circense. Spettacolari i gilet su cui sono ricamati con fili d’argento e cristalli i trapezisti che volteggiano su un cielo di canottiglie.

Ancora più strabilianti i giustacuore su cui elefanti e cavalli si esibiscono impreziosendo velluti e rasi di seta rosa antico. Sul filone della nostalgia legata alla sua infanzia ,come la consultazione della grande biblioteca paterna della sua casa a Roma e i racconti dello zio astronomo, furono fonte d’ispirazione per la collezione dedicata al Cosmo.
Fece ricamare tutto il suo immaginario, esaltò l’universo per uscire dalla tragica realtà, con stupendi dettagli di cieli con i pianeti e tutto il firmamento stellato con i segni zodiacali.
Pensò per la cappa “ Phoebus” in rosa schocking di collocare al centro un sole con lunghi raggi oro, ricamato a filo e con l’intervento di materiali diversi, seguendo le indicazioni dettate da ricerche cubo-futuriste.

“L’uomo vuole sottrarsi all’uniformità, alla confusione degli esseri.
La mano, con la magia delle dita che guidano l’ago obbediente, consente all’individuo di distinguersi dai suoi simili mediante l’arte di vivere realizzando con passione la propria opera sul tema della differenza.
In questo mondo in cui tutto si stempera nei ricordi cancellati dal tempo, riuscire a mettere nel proprio lavoro un tocco di eternità vuol dire raggiungere la felicità…”

Albert  Lesage

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